Gli Occhionero si difendono: 'Non abbiamo spiato, i server all'estero per lavoro'
- 12 dic 2017
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Chi sono i due arrestati nell'inchiesta sul cyberspionaggio: l'ingegnere nucleare Giulio Occhionero, di 45 anni, e la sorella Francesca Maria.
"Non abbiamo mai rubato dati né svolto attività di spionaggio": si sono difesi così Giulio e Maria Francesca Occhionero nel corso dell'interrogatorio di garanzia a Regina Coeli. "Gli indirizzi mail sono pubblici e alla portata di tutti e non c'è alcuna prova di sottrazione di dati da parte nostra", hanno detto i fratelli.
"Il mio assistito nega di aver fatto attività di spionaggio, i server all'estero li aveva per lavoro", ha detto l'avvocato Stefano Parretta, difensore di Giulio Occhionero.
Ai due vengono contestati i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche. Le indagini degli investigatori del Cnaipic, il Centro nazionale anticrimine informatico della Polizia postale, hanno accertato che i due fratelli gestivano una rete di computer (botnet) - infettati con un malware chiamato 'Eyepyramid' - che avrebbe loro consentito di acquisire, per anni, notizie riservate e dati sensibili di decine di persone che, a vario titolo, gestiscono la funzione pubblica e delicati interessi, soprattutto nel mondo della Finanza.
Nei confronti degli ex presidenti del Consiglio Matteo Renzi e Mario Monti, nonché del presidente della Bce Mario Draghi c'è stato solo un tentativo, ma non l'accesso, alle caselle di posta elettronica. E' quanto accertato dalla polizia postale nel quadro degli accertamenti sulla presunta attività di hackeraggio da parte dei fratelli Occhionero. Di conseguenza, secondo quanto si è appreso, non sono stati "infettati" i telefoni cellulari dei tre soggetti in questione.
Il malware Eye Pyramid è vecchio c'è bisogno di un team che lo aggiorna, aggiunge funzionalità e lo rende invisibile. Lo spiega all'ANSA l'esperto di sicurezza Andrea Zapparoli Manzoni, che sottolinea come i due arrestati, sono sconosciuti al mondo degli hacker, "sono dei prestanome, dietro c'è uno sponsor"."Spiare quasi 20mila persone vuol dire un'operazione in scala industriale - osserva l'esperto - e fare restare invisibile il malware per lungo tempo presuppone capacità di alto livello che non sono nelle possibilità delle due persone arrestate. Tra i domini usati, ad esempio, c'è eyepyramid.com che non userebbe neanche una persona sprovveduta. Questa è una storia affascinante a cui manca un pezzo".

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